Assault in Istambul

Un attacco scivolato via senza rumore

Sono passate poche settimane da quello che è successo in Turchia la notte di Capodanno, da quello che sembra a molti essere stato l’ennesimo attacco Terroristico condotto da affiliati dello Stato Islamico, qualcosa di già visto, qualcosa che fondamentalmente è però avvenuto in un paese lontano.
In un paese che è stato e continua ad essere il bersaglio di attacchi terroristici di varia matrice e magari considerato erroneamente da molti un paese con degli standard di sicurezza non adeguati alla minaccia ed inferiori a quelli di paesi come i nostri Europei.

Questo allineamento di fattori e concause continua a generare nella massa, direi forse la stragrande maggioranza di noi, non solo una percezione del pericolo molto attutita e remota, ma continua a generare una visione fatalista e superficiale al punto tale, che questo ennesimo attacco è passato in sordina, forse affogato dall’alcool dei festeggiamenti, dalle tonnellate di post di auguri e mega banalità per l’anno appena entrato.

Probabilmente deve essere stata questa la ragione per cui il popolo della rete ha preferito far circolare migliaia di post di oroscopi, piuttosto che riportare anche solo la semplice notizia dell’attacco.

Ora, se da un lato mi rendo conto che anni di DIS-informazione mirata, filtrata ed orientata in funzione di interessi trasversali, sta dando i suoi frutti, dall’altro voglio dirvi che purtroppo però, il voler mettere la testa sotto la sabbia continuamente, non aiuterà certo a far sparire il problema, né tantomeno ci porrà in una condizione privilegiata rispetto al rischio a cui ognuno di noi oggi è esposto, indipendentemente dalla posizione sociale, dalla professione, dal luogo in cui si vive.

Quest’attacco è scivolato via così velocemente, che non ho assistito nemmeno al solito “TOTO-COMPLOTTO” con il quale normalmente si cerca di dare delle spiegazioni, che più che delle giustificazioni a questo tipo di “fatti”, sono delle vere e proprie false rassicurazioni a noi stessi.

Questa “patologia sociale” infatti, prevede il dover elaborare una teoria Complottista, che collocandosi al di sopra delle nostre possibilità, vada a giustificare il nostro immobilismo assoluto e la nostra impotenza di fronte ad avvenimenti del genere.
Non solo, se alimentata a dovere da chi muove le fila di un certo tipo d’informazione, servirà a far sfogare nel “sistema social” il risentimento generale, l’indignazione, la miriade di rappresaglie virtuali, i fiumi di rabbia collettiva con relativi sgozzamenti, impiccagioni, fucilazioni dei tanti “crociati” del week end, le tonnellate di finto buonismo (tipico della nostra società Europea), ma soprattutto le infinite atroci banalità, canalizzando tutto questo ben lontano dal problema vero ed effettivo.

Il “Modello Reina” nuovo modello di attacco asimettrico perfetto

Cerchiamo quindi di capire meglio cosa è successo in Turchia la notte del 31 Dicembre 2016, nel famoso night club REINA, cerchiamo di capire quali siano quindi gli elementi che hanno reso questo attentato differente dagli altri, spostando il conflitto asimmetrico ad un livello superiore a quello sino ad oggi visto e subito.

Intanto inizierei con il dire che per l’ennesima volta, l’obiettivo dell’attacco, era un SOFT TARGET, cioè un obiettivo comune, come in un recente passato lo sono stati Spiagge, Musei, Teatri, Ristoranti, Chiese, Lungo Mare di località turistiche, Eventi Sportivi, Eventi Tradizionali Folcloristici e non ultimi, Club e Locali Notturni. Tutti questi posti che sono stati scelti come obiettivi, in comune hanno solo un unico fattore, ovvero costituiscono luoghi di aggregazione, quindi potenzialmente semplici agglomerati di persone, luoghi di vita comune, come ce ne sono altri milioni nel nostro civilissimo “primo mondo”.

Bisogna però fare una distinzione necessaria, ma trattandosi di altro argomento molto complesso, mi limiterò solamente ad accennarne i concetti principali, ovvero sottolineando il fatto che non tutti gli attacchi che sono stati compiuti avevano “NOI” come obiettivo primario, “noi” inteso come popolo occidentale, come modello culturale e religioso differente e contrapposto.

Gli attacchi che furono realizzati ad esempio in Tunisia Infatti, come quello al museo Nazionale ed alla spiaggia Sousse o in Costa d’Avorio sempre ad una spiaggia turistica o al ristorante a Dacca in Bangladesh, non avevano affatto come obiettivo principale NOI “occidentali”, ma in quel caso infatti, fummo solo dei meri vettori per arrivare allo scopo primario, destabilizzare il paese, il governo, il sistema locale e soprattutto come nei primi due casi, destabilizzarne la loro economia.

La Tunisia ad esempio basava circa il 7% della suo PIL sul turismo e su gli indotti derivati, dando lavoro ad una persona su dieci, ovviamente in seguito agli attacchi, si sono registrati cali del settore dal 23% al 42.4%.

Questa destabilizzazione, ovviamente genera poi il collasso dell’indotto turistico, come è stato nel caso dell’Egiziana SHARM EL SHEIK, che ha visto appunto il crollo totale del suo indotto turistico, che a sua volta, genera disoccupazione e povertà, in aree in cui queste sono già largamente diffuse e radicate, aree in cui la ricchezza è distribuita in modo assolutamente eterogeneo, andando così a creare ampi spazi “grigi”, in cui venendo a mancare il supporto di uno stato già debole di suo, si va ovviamente a favorire l’avanzata dell’integralismo con tutti gli annessi e connessi.

Chiarito ciò, possiamo invece dire che nella fase a breve termine quella più recente in cui sono stati svolti gli Attacchi più consistenti come a Parigi, Copenaghen, Bruxelles, Nizza, Berlino l’obiettivo eravamo proprio noi, noi come società civile, noi come società evoluta, noi come primo mondo,noi come modello sociale liberale, come modello religioso tollerante, noi come infedeli e appartenenti o seguaci del sistema di “satana”.

Le dinamiche del sistema internazionale di sicurezza – pubblica

Ciò che è successo la notte del 31 Dicembre 2016 al Reina, pur non avendo generato il numero massimo di vittime rispetto ad altri Attacchi precedenti, costituisce di fatto il passaggio ad un livello superiore delle dinamiche con cui le nuove formazioni terroristiche di matrice Islamica integralista stanno conducendo questo scontro asimmetrico con la nostra cultura ed il nostro sistema sociale.

L’attacco ha definitivamente sancito e nuovamente evidenziato, l’assoluta impotenza del Sistema di Prevenzione e Controllo della Sicurezza Pubblica dei paesi del cosiddetto “primo mondo “, di fronte ad un genere di azioni che si basano su di un’imprevedibilità assoluta in termine di obiettivi e su una rapidità esecutiva incontrastabile per le condizioni del nostro modello sociale generale e comune più o meno a tutta Europa, questo soprattutto in funzione delle norme di pubblica sicurezza su cui essi si basano.

È direi ormai lapalissiano e dovrebbe essere ormai anche chiaro a tutti, che con questa strutturazione normativa in materia di pubblica sicurezza, come ad esempio abbiamo in Europa, il Sistema Sicurezza NON può essere una risposta efficace, né tantomeno è in grado di prevenire questo tipo di azioni ed i dati degli eventi trascorsi, direi che lo confermano ampiamente e che ne fanno un dato di fatto oggettivo.

Quindi da un lato, il Sistema Sicurezza Pubblico impone attraverso norme restrittive ed ostative al cittadino onesto, di NON poter utilizzare mezzi e strumenti idonei a poter difendere la propria incolumità e allo stesso tempo l’incolumità altrui, dall’altra però, il SISTEMA PUBBLICO NON è in grado di garantire agli stessi un’adeguata Sicurezza. La cosa ancor più singolare però, è che chi è chiamato a legiferare ed impone tali norme, allo stesso tempo, gode di un apparato di protezione e sicurezza personale, che addirittura risulta essere nella maggior parte dei casi sovradimensionato e privo di ogni logica rispetto alla figura rappresentata dal Politico di turno. Se si analizzassero infatti i dati e ci si basasse sui numeri e sulle statistiche (ad esempio numero attacchi svolti in Europa a politici negli ultimi 20 anni), ci si renderebbe conto di quanti Milioni di Euro, ogni anno vengono immessi per finanziare il sistema di Sicurezza della classe Politica e di tutta una serie di “figure” che non solo non dovrebbero avere alcuna protezione Istituzionale, ma non avrebbero alcuna esigenza in generale di protezione.

Purtroppo le dinamiche dell’apparato di Pubblica Sicurezza basano la “Protezione Istituzionale” su protocolli obsoleti e di puro comodo, per altro AUTOGENERATI dalla stessa classe politica legiferante, ed incredibile ma vero, ovviamente la protezione spropositata e sovradimensionata dei nostri politici è interamente e rigorosamente finanziata per mezzo delle tasse, da quegli stessi onesti cittadini a cui viene però poi arbitrariamente tolto il diritto alla propria legittima difesa, il diritto di difendere la propria famiglia i propri beni e non ultimo, la possibilità di poter essere una risposta immediata e capillare a dinamiche del terrorismo come quelle a cui stiamo assistendo.

Altrettanto ridicolo e vergognoso, trovo il fatto che mentre continua la politica repressiva sempre più restrittiva ed ostativa per gli onesti cittadini, in rapporto al regolare possesso di Armi da Fuoco, come se gli Attacchi avvenuti in Europa sino ad oggi avessero offerto un solo qualsiasi precedente che stesse ad indicare che una o più armi di quelle impiegate negli attacchi fosse venuta dal mercato regolare e non da quello nero, come se uno solo dei terroristi avesse impiegato armi proprie regolarmente denunciate, quando si sa chiaramente, avendole tracciate TUTTE, che provenivano TUTTE dal mercato nero ed in particolare quelle utilizzate per gli Attacchi di Parigi, dal canale Balcanico e di preciso da una fabbrica che era situata nella Ex Jugoslavia.

In seguito agli Attacchi di Parigi infatti, con molta intelligenza, perizia, competenza e buon senso, l’Unione Europea ha di fatto arbitrariamente sviluppato una proposta di legge per dare un ulteriore giro di vite alla politica delle armi da fuoco per gli onesti cittadini in Europa, andando ad eliminare dal commercio, vietandone quindi il possesso e l’utilizzo, di un ampia percentuale delle armi da fuoco attualmente in circolazione ed in particolare, quelle che a loro avviso “avessero sembianze di armi da guerra” con tutte le rispettive sotto categorie previste nella proposta.

Nessuno però ha voluto prendere in esame l’UNICO esempio REALMENTE ACCADUTO ed il relativo dato statistico, in merito ad attacchi che hanno seguito lo stesso Modello Francese, infatti, l’UNICO caso (per altro antecedente) in cui una cellula composta da due Terroristi armati di AK 47 (stessa tipologia di arma da fuoco degli attacchi di Parigi) ha cercato di portare a termine un attacco in TEXAS, ha generato solamente DUE VITTIME, ovvero i due terroristi neutralizzati a pochi metri dall’auto da cui erano scesi da un attempato passante che portava a spasso il cane e che si era trovato li per caso, ma essendo il Texas uno stato che consente agli onesti cittadini di poter portare un’arma da fuoco per difesa, avendo intuito cosa stava accadendo, ha deciso di dare il suo contributo per proteggere la comunità.

Come se tutto questo non bastasse, invece di cercare quantomeno di contenere il problema limitando il più possibile il numero di soggetti che potrebbero costituire un rischio EFFETTIVO, in quanto possessori di una serie di requisiti che potrebbero identificarli come potenziali minacce, il SITEMA POLITICO EUROPEO ha deliberatamente deciso, per meri interessi economici trasversali, che nulla hanno a che vedere con le ragioni umanitarie, tanto decantate anche dalla solita opinione pubblica politicamente orientata, di immettere un FLUSSO INCONTROLLATO ed INCONTROLLABILE di migranti all’interno di un Sistema Economico e Sociale già fragile ed in ampie difficoltà, con uno standard di sicurezza obsoleto ed inadeguato alle nuove esigenze sociali.

Il nostro Sistema di Sicurezza Pubblico, a livello Europeo, antecedentemente alla prima fase di attacchi consistenti svolti a Parigi, si era infatti assopito ormai da anni, cullandosi in una falsa bolla di tranquillità, dovuta sostanzialmente e semplicemente, ad un decentramento dello scontro con le dinamiche del terrorismo religioso ed Integralista, che avvenivano in paesi lontani o che avevano gli USA ed Israele come principali obiettivi.

L’Europa, era infatti stata toccata da un attacco a Madrid alla stazione ferroviaria (a mio avviso uno dei più complessi e tecnologicamente avanzati attentati eseguiti nel vecchio continente) e da alcune azioni contenute a Londra, troppo poco per generare quella dovuta preoccupazione e lungimiranza tra i nostri esimi rappresentanti politici dei vari paesi EU.

Tutto questo lassismo, questa visione ottimistica e progressiva e troppo spesso la grande incompetenza di chi è chiamato a prendere decisioni Politiche di rilevanza però OPERATIVA, ha di fatto indebolito il nostro sistema, giorno dopo giorno, aiutato anche da un’opinione pubblica orientata dai tanti Media che hanno avuto sempre l’abitudine di decentrare l’attenzione o focalizzarla su temi e problemi molto lontani da questo, in funzione dei meri interessi a cui rispondono, compiendo di fatto una vera e propria azione diversiva.

Basti pensare che in nome della libertà, democrazia e tutela dei diritti umani, si è intrapresa un’azione militare congiunta, che ha portato alla destituzione dell’ EX Presidente libico Mu’ammar Gheddafi, generando in meno di due anni una disastrosa frammentazione del paese, quindi poi una scontata quanto annunciata guerra civile, che ha generato a sua volta non solo, un numero di vittime tra la popolazione civile infinitamente superiore a quello che complessivamente poteva essere addotto alla “dittatura” del Leader Libico in tutto il suo periodo di potere, ma si è addirittura favorito l’inserimento nel territorio di migliaia e migliaia di combattenti appartenenti allo Stato Islamico, tutto a meno di 400 km dal suolo italiano.

Questa concatenazione di eventi scaturiti da quella folle decisione fortemente voluta dalla Francia, generando un’ampia piattaforma instabile in una zona strategica del Nord Africa, ha anche permesso e favorito uno sviluppo esponenziale di attività criminali organizzate come quella del traffico di Esseri Umani, che ha trovato per coincidenza una piena corrispondenza ed un perfetto tempismo, con le nuove politiche di Accoglienza decise dalla Comunità Europea.

Tattica asimmetrica – azione di guerriglia

Un altro errore diffuso, consiste nel non chiamare attori e fatti con i nomi appropriati, ma sminuendo gli stessi attraverso termini generici a cui siamo ormai assuefatti e che non rappresentano per altro il vero aspetto delle cose.
Il primo esempio sta proprio nella termine ” Terroristi,”in quanto, se da un lato è vero che siamo sempre stati abituati a chiamare ed identificare chi commetteva azioni di questo tipo con questo termine, dall’altro è altrettanto vero che MAI era successo prima che “terroristi” fossero appartenenti ad un qualcosa che contenesse il concetto di STATO già in essere all’interno della sua identificazione politica o religiosa di lotta come nel caso dello STATO ISLAMICO.

Ben differente è infatti questo da quello che era il concetto di “Stato Palestinese” e da quello che vide alcuni Stati Sovrani come Libia, Iraq, Siria ecc. ecc. commettere o commissionare azioni ” Terroristiche ” attraverso l’ausilio dei propri Servizi Segreti o indirettamente attraverso, l’appoggio logistico, la copertura diplomatica e finanziaria di alcune formazioni terroristiche dell’epoca. Se infatti consideriamo il DAESH, come per altro dovremmo, un vero e proprio stato, in quanto titolare di una strutturazione interna, con un organigramma politico, economico, sociale e religioso, autonomo e ben definito, con un sistema economico che produce oltre un miliardo di dollari l’anno, dobbiamo necessariamente considerare i suoi cittadini combattenti, anche se residenti o situati all’estero, dei veri e propri SOLDATI e le azioni da essi portate a termine al di fuori dei suoi confini, delle vere e proprie operazioni di Guerriglia Asimmetrica condotte in quello che per loro è di fatto territorio nemico. Con questa proiezione, a mio avviso più veritiera e più appropriata al fenomeno, si renderebbe necessaria, l’applicazione della legge Marziale, molto più dura e dotata di strumenti che la definiscono in modo oggettivo, più adatta a contrastare tali forze, rispetto alla flebile, obsoleta, eterogenea e inadeguata normativa europea a cui oggi rispondono i soldati del DAESH che compiono attacchi ed uccidono civili innocenti ed inermi su suolo Europeo.

Crimini di Guerra, Crimini Contro l’Umanità e Crimini di Aggressioni dovrebbero essere la base di partenza con cui si dovrebbero filtrare questo tipo di azioni, senza sconto alcuno e senza la minima attenuante, come previsto per altro dallo Statuto di Roma del 1998 che di fatto ha costituito per questo tipo di crimini la CPI – Corte Penale Internazionale che esercita un’azione sovranazionale rispetto a tali violazioni.

Fino a quando non capiremo, che il nostro Sistema di Sicurezza prima ed il nostro sistema normativo dopo, non solo non svolgono alcuna deterrenza o non incutono alcun timore in soggetti di questo tipo, ma addirittura attraverso la loro inadeguatezza ed inefficacia, favoriscono il proliferare di questa tipologia di azioni che continueranno per altro ad essere perfezionate attacco dopo attacco, potremo solamente vestire, il ruolo di pecore indifese e rinchiuse e costrette nel nostro recinto liberale, esposte quotidianamente alla mercé di lupi che ci sbraneranno un po’ alla volta, lupi che per altro ci siamo importati da soli, direttamente da “Lupolandia”.

Le dinamiche dell’azione – un attacco perfetto

L’Azione condotta al Reina ha di fatto mostrato la differenza su cui molti di noi si erano battuti in passato, con un’opinione pubblica superficiale ed approssimativa, che aveva definito i soggetti che avevano condotto le azioni di Parigi dei “Professionisti ben Addestrati”.

Basterà che si evidenzino alcuni punti per capire l’enorme differenza che intercorre tra i soggetti che condussero gli Attacchi a Parigi, meri codardi, con una semplice infarinatura, disorganizzati ed incapaci di eseguire una pianificazione corretta per ottimizzare al massimo quello che era il loro potenziale offensivo, rispetto alla cellula che ha realizzato l’azione del REINA, un solo esecutore dell’azione diretta (al momento ancora non confermato con assoluta certezza) addestrato e supportato nella pianificazione e nella logistica da soggetti altrettanto competenti. Non bisogna infatti commettere l’errore di valutare le azioni in base ad i numeri che hanno rispettivamente prodotto, ma in base al collaterale che hanno generato in funzione del potenziale offensivo che è stato impiegato e non ultimo, l’essere riusciti ad esfiltrare con successo dopo l’attacco (anche se ad oggi sembra essere poi stato catturato l’esecutore, MA bisognerebbe vedere in che modo e con che dinamiche, fermo restando che ad oggi si sta ancora aspettando una conferma più ampia e dettagliata da parte del Governo Turco.)

Principali punti di analisi:

  1. L’attacco è stato svolto in Turchia, paese che al contrario di quanto molti credono, forse in funzione dei numerosi attacchi subiti (si calcolano circa 1000 morti per attacchi terroristici solo nel 2016), ha standard di sicurezza nettamente più elevati di quelli Europei.
  2. L’obiettivo il Club Reina era stato scelto con cura, in quanto da molti locali ed occidentali ritenuto uno dei Club più sicuri del paese, colpirlo con successo, sarebbe stato come di fatto è, un doppio schiaffo al sistema ed al governo, evidenziando l’impotenza di questi ultimi di fronte alla volontà ed alla determinazione di una sola cellula.
  3. L’Azione per dinamiche tempismo e risultato è stata necessariamente pianificata nei minimi dettagli, in modo molto più accurato e professionale di quelle svolte precedentemente in territorio francese, in cui sono emerse enormi lacune nella pianificazione, lasciando ampi spazi all’improvvisazione.
  4. Chi ha eseguito l’azione NON ha operato da solo, anche se ancora non è chiaro se effettivamente sia stato un solo uomo a condurre l’azione diretta, di sicuro la logistica, la pianificazione e l’esfiltrazione successiva all’attacco, hanno richiesto una strutturazione e l’apporto di altre risorse.
  5. Chi ha condotto l’azione questa volta era un soggetto che sapeva cosa stava facendo ed aveva una preparazione tecnica e psicofisica adeguata, il controllo che ha mantenuto durante le fasi dell’azione da lui condotta, il modus operandi, la destrezza nell’esfiltrare senza lasciare sostanzialmente nessuna traccia attiva immediata, ne evidenziano una preparazione nettamente superiore rispetto a quella dei soggetti che ad oggi hanno condotto azioni analoghe.
  6. Un altro elemento sostanziale che ci deve servire a tracciare il profilo di chi ha condotto l’azione è costituito dai numeri generati dall’arma utilizzata nell’azione dal soggetto. Si calcola infatti che su un complessivo di colpi sparati che oscilla tra i 120 ed i 180 quindi (da 4 a 6 caricatori circa essendo minimo da 30 colpi l’uno) solo 28 colpi hanno mancato il bersaglio umano, tutti gli altri hanno generato un collaterale di 40 morti e 50 feriti. Questo in termini tecnici significa che, considerate le condizioni e soprattutto la durata dell’azione che è stata estremamente breve, il soggetto è stato estremamente efficace con la sua arma, indice questo che ci riporta ad una preparazione tecnica ad oggi mai vista nelle Azioni condotte su suolo europeo.
  7. Al contrario delle Azioni condotte in Francia che hanno denotato una disorganizzazione ed una scarsa capacità di pianificazione delle cellule terroristiche coinvolte, in questo caso, chi ha svolto la fase pianificazione dell’Attacco ha fatto un lavoro notevole, partendo dalla selezione del Target alla fase di esfiltrazione del soggetto o della cellula dall’area dell’Attacco.
  8. La durata dell’azione era a mio avviso programmata e calcolata sul tempo di reazione dell’apparato di Sicurezza di contesto, a conferma del fatto che si trattava di un professionista, lo stesso ha preferito infatti non forzare o prolungare l’azione ulteriormente cercando di generare più collaterale, rischiando di essere poi intercettato, tracciato o irreparabilmente evidenziato, ma al contrario ha preferito sfruttare il momento di massimo caos per potersi sganciare dall’area ed esfiltrare.
  9. Il dato più allarmante però è rappresentato dalle condizioni e dalla Strutturazione del Sistema Sicurezza che era in vigore quella notte in Turchia come in altre decine e decine di paesi. Per essere più chiari, trattandosi di una serata particolare e stoicamente dedicata a festeggiamenti diffusi che prevedevano flussi di persone nei locali e nelle piazze, in generale masse di persone che avrebbero festeggiato la fine del vecchio anno e l’arrivo del nuovo nelle città di tutto il mondo, il Sistema Sicurezza Globale era già stato potenziato ed allarmato, ma visti i recenti fatti intercorsi a Berlino e visto che vi erano numerose indicazioni informative dai vari servizi di Intelligence che ne rimarcavano il rischio Attacco, era stato ulteriormente rafforzato, specialmente in Turchia.A livello di Macro Contesto, Istanbul aveva adottato una serie di misure cautelative e un dispiegamento di forza nettamente superiore a moltissime Città importanti Europee, tanto che anche a livello di Micro Contesto al Club Reina, era stata prevista già da tempo la presenza di un Operatore di Polizia ovviamente armato, che andasse ad affiancare ed integrare la guardia Privata Armata (quella notte ha prestato servizio e perso la vita una donna) incaricata con lo stesso di prestare servizio esterno, a scopo deterrente e preventivo. Se riflettiamo sul fatto che stiamo parlando di un locale storico, molto famoso non solo tra la classe medio alta Turca, ma conosciutissimo ed apprezzato dai tanti turisti e uomini d’affari di tutto il mondo che si recavano a Istanbul, se consideriamo anche l’ubicazione del Club e l’estrema visibilità dello stesso, arriveremo rapidamente alla conclusione che ovviamente si trattava di un Soft Target sì, ma tra i più complessi di quelli presenti nello stesso micro contesto. Ora però dobbiamo anche considerare che quella sera erano state messe in campo delle risorse di Sicurezza in termini di uomini e mezzi, extra rispetto al normale standard, non solo, dobbiamo necessariamente soffermarci anche sul fatto che oltre al sistema di Security Interno, vi erano fuori del locale anche ben DUE operatori armati, di cui uno in forza alla Polizia Turca.

Tutto ciò premesso e considerato, in seguito ed in funzione a quanto accaduto al Club Reina possiamo affermare 2 punti direi oggettivi:

A) Se un solo soggetto (in termini di azione diretta) ha potuto neutralizzare un Sistema di Sicurezza così Strutturato, durante un giorno particolarmente sensibile, mediante un’azione rapida e ben eseguita, con la quale ha generato un collaterale di 40 morti e 50 feriti, immaginate cosa potrebbe succedere se questo avvenisse in uno dei MILA locali presenti nei nostri paesi Europei magari in un’area di un paese in cui il controllo del territorio è minimo ed una strutturazione di Sicurezza Pubblica o Privata del genere sono semplicemente utopiche.

B) Vista l’assoluta e certa impossibilità di una eventuale estensione dell’Apparato di Sicurezza Pubblico ad un livello così capillare, rapportato alle centinaia di migliaia di locali e luoghi o eventi di aggregazione all’interno del territorio Europeo, che sono per altro parte costituente ed integrante del nostro connettivo sociale vero e proprio…

Vista la strutturazione normativa che non consente all’Apparato di Sicurezza Privato, di utilizzare mezzi e procedure idonee a fronteggiare e prevenire azioni come queste, visto che la stessa strutturazione normativa, vieta espressamente al cittadino onesto di potersi dotare di mezzi e autonomie necessarie per la tutela della propria incolumità e di quella altrui…

Possiamo affermare con assoluta certezza, che il Nostro Sistema di Sicurezza Globale (Pubblica – Privata) in Europa, anche nel suo massimo picco di attenzione è del tutto inefficace ed incapace di tutelare i propri cittadini rispetto a minacce come quella di Azioni Asimmetriche strutturate sul modello Turco. Non solo, il Sistema di Sicurezza Pubblico/Privato Europa è di fatto VULNERABILE, ATTACCABILE, AGGIRABILE pressoché ovunque all’interno dei suoi confini, e sino a suoi livelli più alti. Chi gestisce l’apparato di pubblica sicurezza, chi genera quelle norme che regolano l’apparato stesso, chi è chiamato ad analizzare e riportare quanto sta avvenendo in Europa e più in generale in scala mondiale, è perfettamente cosciente di quale sia la situazione ed i rischi ad essa connessi. Purtroppo quindi, tutto ciò premesso, non resta che giungere alla mera ed inquietante conclusione che la gente comune, gli onesti cittadini, che di fatto costituiscono l’unico vero patrimonio che andrebbe tutelato, custode di cultura e tradizioni motore pulsante della nostra società e della nostra evoluzione, sono di fatto VOLUTAMENTE esposti a rischi enormi e consistenti di vario genere. Quello che trovo realmente deprecabile e vergognoso è che questi rischi potrebbero invece essere prevenibili e contenibili con semplice competenza e buon senso, con norme adeguate e con la FIDUCIA ed i mezzi necessari forniti agli onesti cittadini, che rappresentano di fatto l’UNICA soluzione CAPILLARE, l’unica RISPOSTA possibile ad una minaccia così imprevedibile e rapida. Evidentemente però questi rischi, rimangono utili ad i torbidi interessi delle grandi logiche di potere, le stesse che generano le classi politiche che attualmente ci rappresentano, ci amministrano e ci DOVREBBERO tutelare, purtroppo le stesse che senza ombra di dubbio invece hanno contribuito a creare il pericolo a cui ognuno di noi oggi è esposto.

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